Se ne vanno sempre i migliori.
Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase nel giorno in cui un amico ci lascia?
Oggi è partito per la sua ultima corta Attilio Liberini, uno che il migliore lo è stato davvero.
Plurivincitore assoluto della gloriosa Torino Saint Vincent, la prima ultramaratona corsa in Italia dal lontano 1963 fino al 1986, e del Passatore, fu capace nel 2009, anno in cui a Torino si aprì prepotentemente la ribalta delle lunghe distanze, di portare a termine la prima edizione della 100 Km delle Alpi, su un percorso omologato Fidal, tracciato anch’esso tra le città di Torino e Saint Vincent.

Enzo Caporaso serba proprio degli ultimi 35 chilometri di Attilio a quella partecipazione il ricordo più bello di una gara affascinante: “La tensione per noi organizzatori era ai massimi livelli. 100 Km in linea con 147 partecipanti lungo le strade tra Torino e Saint Vincent erano a quel momento l’impegno più grande che ci fossimo assunti nella nostra breve storia.
Alle 02.00 quando erano tutti arrivati, mancava all’appello un solo concorrente segnalato al Km 65. Mi ricordo che gli andai incontro un po’ indispettito, non ci fosse stato lui avremmo potuto tirare un sospiro di sollievo. Quando lo raggiunsi mi trovai di fronte la figura di un uomo ricurvo in avanti, con un passo che sembrava quello di qualcuno costretto a mettere un piede in sequenza davanti all’altro nel tentativo di non cadere.
Era Attilio Liberini. Mi innamorai di quel gesto al punto che, mandato via il personale di “scopa”, fui io ad accompagnarlo per quegli ultimi 35 Km fino al traguardo di piazza Cavalieri di Vittorio Veneto. Nonostante i miei ripetuti inviti a bere qualcosa di caldo, mangiare qualcosa, Attilio non volle una sola volta aderire all’invito. Una volta imboccato il viale illuminato nell’abitato di Saint Vincent, per la prima volta cedette all’euforia del momento aumentando il passo, rovinando però solo dopo pochi metri pesantemente al suolo. Bloccai l’auto di scorta in mezzo alla strada e corsi in suo soccorso ma senza averne il tempo, Attilio infatti si stava già rialzando e nonostante l’unghia di un pollice piegata e sanguinante, pronunciata l’unica frase in quattro ore “non devo farle ste cazzate”, ripartì come se nulla fosse accaduto col suo passo affascinante.
Da quel giorno Attilio Liberini è diventato per me un mito e sono onorato di aver potuto contare sul suo affetto negli anni successivi. L’unico rammarico che mi resterà e di non essere riuscito a fargli fare il direttore di corsa della 100 Km delle Alpi
“.

Ciao Attilio, buona corsa!